Via Margutta

Dura jole – Fabrizio Pittalis

Pubblicato da: viamargutta su: novembre 23, 2008

Se in ogni modo tieni duro le parole
e dappertutto cadono i capelli

la punta della lancia te la tieni in tasca
e accechi l’angolo dell’occhio

accechi delicata la mancanza d’alleati
triangoli schiacciati senza voglia

sui tuoi cigli ( così diresti , forse in modo
involontario )strade impraticate

per sorprenderti legarti in basso
per risucchiati a strozzo dentro al tubo dello scolo

Jole – sudandoti ti chiamano le pile
i prati da lavare ad aspettar distesi

il sole lì tutte le sere tutte che s’assolve
l’orizzonte divorando e l’imbrunire pure.

Sai bene ( e ciò ti scuoce ) che si va
per tutto il mondo spettinando un po’.

8 Risposte to "Dura jole – Fabrizio Pittalis"

perchè questa è una canzone, contraddice ogni idea temporanea che la vuole fissare e prevede ogni posizione. da qui, con parole che si smontano e smontano quello che è smontato, si crea l’unità.

Rileggerla è sempre una grande esperienza.

L’ho letta un migliaio di volte e…..sempre …è un emozione diversa…E’ semplicemente straordinaria..poesia di rara bellezza…grazie fabrizio

si. leggo e in direzioni diverse, ogni volta, come spostando gli accenti, anticipando le virgole, o mettendole poi, concentrando i significati ora sulle pile ora sull’imbrunire, ora sul sudore. Una volta a cantilena, una volta d’un fiato. e ogni volta mi piace diversamente

Si, una poesia che è quasi una canzone, fitta di immagini e metafore, con dentro cambi di ritmo e di prospettive, come quel sapiente leggero sorprendente finale…

Antonio

….e ora il libro di Molto Spiacenti, Sir…..Perché quando è la storia della cultura a pretenderlo, un progetto va da solo, non ha bisogno di progettazione, progetta da solo, realizza, funziona, vale. E’ uno di quei casi in cui un’opera d’arte non ha bisogno di nessuna operazione di spinta critica per raggiungere gli altri, tanto è chiara e forte.

“Jole – sudandoti ti chiamano le pile
i prati da lavare ad aspettar distesi”

Mi vergogno sempre un po’ a parlar di Fabrizio, chè lui mica lo so se gradirebbe, se chiamerebbe tutto questo rileggerlo “vassallaggio” (ebbe a dirmelo una volta, senza acrimona, senza giudizio). Ma quelle due righe sopra mi restituiscono quel modo tanto esplicito che ogni tanto spunta nelle cose che scrive. La ricerca della chiarezza di alcuni accenti in mezzo al “suo” modo di scrivere. Discutevamo di “Irreparabile” se non ricordo male.

Questo è solo uno dei motivi che mi hanno spinto a pubblicare il libro, che poi, come dice Muresu, non aveva bisogno di noi, perchè certe cose vanno anche da sole.

Però io sono orgoglioso di “Molto spiacenti, Sir”. Sono contento di essere stato uno di quelli che l’ha letto in presa diretta, che ha discusso e anche riso con lui.

Ciao Fabrizio,
grazie per quello che hai scritto, ancora parla e parlerà il tono alto della tua Poesia.

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